In Breve
- Qual è l'aumento medio dei costi per i nuovi mutui in Italia?
- L'aumento medio è di 540 euro all'anno rispetto ai contratti stipulati a febbraio.
- Cosa ha causato l'aumento dei tassi di interesse?
- L'aumento è dovuto alla risalita dell'Irs e dell'Euribor, oltre al rialzo dei tassi ufficiali della Banca Centrale Europea.
- Quali sono le previsioni per i tassi di interesse a lungo termine?
- Si prevede un aumento dei tassi variabili, con valori che potrebbero raggiungere il 4,25% nel 2036.
Negli ultimi mesi, la situazione dei mutui in Italia ha subito un cambiamento significativo. Una recente simulazione ha rivelato che chi stipula un mutuo da 130.000 euro con una durata di 25 anni a ottobre si trova a fronteggiare costi complessivi nettamente più elevati rispetto a chi ha firmato il contratto a febbraio. La differenza può ammontare a quasi 13.500 euro nell’arco di 25 anni, corrispondente a circa 540 euro all’anno.
Il confronto analizza due mutui con lo stesso importo e durata, applicando un mix ponderato delle scelte contrattuali dei mutuatari italiani, dove l’85% opta per il tasso fisso e il 15% per il tasso variabile. L’esborso complessivo stimato per il mutuo medio stipulato a febbraio è di 187.765 euro, mentre per quello acceso a ottobre si attesta a 196.865 euro, con una differenza di 9.100 euro sulle 300 rate. Se i tassi fossero rimasti ai livelli di febbraio, l’esborso sarebbe stato di circa 183.376 euro, quindi 13.489 euro in meno rispetto al mutuo di ottobre.
Questo peggioramento è attribuibile all’aumento sia dell’Irs, il tasso di riferimento per i mutui a tasso fisso, sia dell’Euribor, utilizzato per quelli variabili. Inoltre, il recente rialzo dei tassi ufficiali da parte della Banca Centrale Europea, avvenuto il 10 settembre con un incremento di 25 punti base, ha ulteriormente aggravato la situazione. Attualmente, il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. La Banca Centrale ha giustificato questa stretta con le pressioni inflazionistiche in corso, legate anche al conflitto in Medio Oriente.
Nel dettaglio, per i mutui a tasso fisso, il miglior tasso medio è passato dal 2,982% di febbraio al 3,49% previsto per ottobre. Di conseguenza, la rata mensile aumenta da 615 a circa 650 euro, con un rimborso complessivo che passa da 184.577 a 195.034 euro, comportando un incremento medio di 10.457 euro, pari a circa 418 euro all’anno. Per i mutui a tasso variabile, il tasso, che comprende uno spread dello 0,60% e la media tra Euribor a uno e tre mesi, era pari al 2,58% a febbraio (con una rata di 589 euro) e raggiunge il 3,24% a ottobre (con una rata di 632 euro, +43 euro). Analizzando le rate fino a settembre, la somma delle differenze tra febbraio e ottobre è di 160 euro; il tasso variabile supera il fisso di febbraio solo da settembre, mantenendo un vantaggio di 81 euro nelle nove mensilità considerate.
Per le previsioni a lungo termine, la simulazione utilizza la curva dei future sull’Euribor disponibile a metà settembre. Si stima che il tasso variabile possa salire al 3,93% nel 2029 e al 4,25% nel 2036, portando la rata a circa 679 euro e poi a circa 695 euro. Con queste ipotesi, il mutuo variabile stipulato a febbraio comporterebbe un esborso di 205.825 euro, mentre quello di ottobre salirebbe a 207.239 euro, con un incremento di 1.414 euro. Se i tassi fossero rimasti invariati ai livelli di febbraio, l’extra-costo sul variabile arriverebbe a 30.673 euro, ovvero 1.227 euro all’anno. Questo aumento si concentra soprattutto nella prima parte dell’ammortamento, quando il capitale residuo è più elevato.
Roberto Anedda, responsabile dell’analisi dei mercati finanziari, commenta: “Tutti gli scenari a medio termine stimano tassi di interesse in rialzo. Le tensioni sul mercato energetico rimangono elevate e questo porterà ad un aumento dei costi. Si tratta di extracosti che possono trasformarsi in migliaia di euro lungo la vita del mutuo, in un contesto reddituale delle famiglie italiane che non ha ancora assorbito i picchi dell’inflazione del 2022-2023. Inevitabilmente, questa situazione si rifletterà presto in una contrazione delle erogazioni”. Infatti, le compravendite di abitazioni hanno già mostrato una prima frenata nel secondo trimestre del 2026; per valutare compiutamente l’impatto dei tassi sulle erogazioni e sul mercato immobiliare, sarà necessario attendere le statistiche di fine anno.
Oltre ai mutui, la simulazione evidenzia ulteriori extra-costi attesi per l’autunno 2026 per una famiglia media: spesa per carburante +324 euro (con un consumo familiare ipotizzato di 1.000 litri all’anno), bolletta elettrica +114 euro (consumo annuo di 2.187 kWh, profilo Arera 2024) e bolletta del gas +180 euro (consumo annuo di 678 Smc).

